Ospitata presso gli spazi espositivi de La Crescentina – Laboratorio per l’Arte, l’esposizione Mani di Terra, a cura di Marzia Capannolo e con il contributo critico di Paolo Repetto, riaprirà la programmazione con un progetto che celebra il linguaggio della ceramica in piena connessione con il territorio su cui sorge il centro espositivo, un punto di passaggio figlio di una metamorfosi millenaria dovuta a una complessa stratificazione di argille, limo e calcari che conferisce al terreno e alle rocce sedimentarie del luogo un suggestivo colore grigio-azzurro. La mostra intende riportare la materia alla sua origine: un ritorno ciclico dove la terra, un tempo fango marino e oggi solido pilastro collinare, si fa nuovamente plasmabile per raccontare l’esperienza dell’Arte.
Il percorso espositivo si snoda attraverso la rottura delle forme tradizionali operata dai grandi maestri del passato, fino a giungere alle installazioni e alle sperimentazioni plastiche degli artisti odierni: un ponte tra generazioni che rivela come la terra, materia ancestrale, rimanga uno dei linguaggi più vitali dell’arte contemporanea. La mostra vede protagonisti cinque artisti storici e cinque artisti contemporanei che attraverso le loro opere conducono lo spettatore lungo un percorso di riflessione sulla trasformazione dell’elemento materico in tensione estetica e concettuale.
Grazie alla collaborazione con Repetto Gallery, la mostra accoglie serie alcune opere straordinariamente rappresentative del linguaggio scultoreo in ceramica, tra le quali il Crocifisso di Lucio Fontana (Rosario 1899 – Comabbio 1968), una terracotta smaltata del 1956 di grande forza espressiva, e il Vaso in ceramica policroma smaltata e la scultura Cartoccio realizzate da Fausto Melotti (Rovereto 1901 – Milano 1986) rispettivamente nel 1960 e nel 1968, che trasfigurano l’oggetto d’uso in un’entità puramente scultorea e poetica.
Mani di Terra celebra proprio questo equilibrio precario e universale: un percorso dove la visione intellettuale e la sapienza tecnica si fondono, restituendo alla materia organica una voce nuova, vibrante e profondamente connessa alle radici del tempo presente.